martedì 17 gennaio 2012
Ancora in allerta per l'acqua
Per cui vi invitiamo a firmare il nuovo appello qui.
Il risultato del referendum è stato schiacciante, più di 26 milioni di italiani hanno chiesto che l'acqua resti un bene comune, facciamo in modo che questa mobilitazione non vada persa.
martedì 8 novembre 2011
Finalmente!
Sta per finire questo ventennio! Ok non finirà il berlusconismo, ma si spera almeno di toglierci lui dai piedi!!! Già questo sarebbe un passo avanti!
giovedì 28 aprile 2011
Ripudia la guerra???
Articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Ho la vaga impressione che sempre più spesso la nostra Costituzione non venga tenuta in considerazione, lo so non è una novità, ma quando di mezzo ci vanno le vite delle persone è ancora peggio.
Articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
martedì 26 aprile 2011
Catastrofe nucleare e referendaria
Ricordiamoci inoltre che il 12 e 13 giugno al referendum si voterà anche per abrogare il legittimo impedimento, che diciamolo chiaramente, sicuramente attirerà meno elettori di acqua e nucleare, per cui riuscire a far saltare questi ultimi quesiti, significa anche garantirsi di non raggiungere il quorum nel primo, oltre che sistemarsi tutti i propri affari su questioni che hanno grandissima rilevanza economica come l'acqua e l'energia.
Colgo l'occasione per ricordare che oggi è il 25° anniversario dell'incidente di Cernobyl e che le conseguenze di quel disastro sono visibili e continuano ad esserci tutt'oggi, per chi volesse saperne di più si possono trovare molte informazioni sul sito di Greenpeace.
martedì 14 dicembre 2010
Fiducia comprata
sabato 4 dicembre 2010
Verdini se ne frega...
Dunque, un motivo in più per rendersi conto che chi ci governa non ha il minimo rispetto delle istituzioni, dello Stato e di tutti noi; si di tutti noi, perchè, chi persegue i suoi interessi personali spacciandoli per interesse per a collettività, fa solo danni a tutto il paese. Un Governo che da mesi è in crisi e finge indifferenza pur di mantenere il potere, di certo non sta facendo gli interessi del paese e chi sostiene di fare riforme innovative, riportandoci invece indietro di secoli o afferma che "la cultura non si mangia", non sta facendo gli interessi del paese.
E poi chi è questo Verdini, che si sente in diritto di fare certe affermazioni?
Dunque, dato che altri ne hanno già scritto meglio di noi vi metto qualche link per capirci qualcosa:
Gad Lerner (sintetico e molto chiaro!)
adnkronos
Il fatto quotidiano
La Stampa
E ovviamente non può mancare wikipedia.
Buona lettura!
martedì 19 ottobre 2010
Il manifesto-ancora rischio chiusura
Da alcuni mesi il governo ha azzerato il finanziamento pubblicodell’informazione cooperativa e politica, cancellando la legge sul diritto soggettivo, sostituendolo con un «fondo» per l’editoria, ancor oggi del tutto indefinito. La conseguenza, per quel che ci riguarda, è il dissolversi del 25% delle entrate. Da alcuni anni le nostre vendite sono in costante flessione e - per dare qualche cifra - nei primi nove mesi del 2010 le copie diffuse in edicola sono scese quasi del 20% rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre gli abbonati sono il 10% in meno dell’anno precedente. Tra finanziamenti dissolti e copie perse stiamo soffocando: se non riusciremo a invertirne il corso «naturale», questi due fatti - soprattuto il primo, per rilevanza quantitativa - porteranno in pochi mesi alla chiusura del manifesto. Sul primo punto c’è poco da aggiungere a ciò che è stato detto mille volte e che i nostri lettori conoscono quasi a memoria. Cancellando un diritto di legge e sostituendolo con una concessione di bilancio, il governo in carica non fa altro che perseguire per via amministrativa uno dei suoi obiettivi politici di fondo, la distruzione del pluralismo e l’omologazione dell’informazione. In «cambio» dei quasi quattro milioni di euro che la legge ci garantiva, l’esecutivo ha promesso (a noi e a tutte le altre testate cooperative e politiche) qualche briciola tra gliavanzi di cassa di fine anno: quanto e quando non è dato sapere e così non possiamo nemmeno chiedere un prestito bancario. Il tutto avviene nel quasi totale silenzio o, persino, con la complicità di chi - contro l’odiato intervento pubblico in economia - elogia le capacità regolatrici del mercato e finge di credere che sia libero. Liberali autentici - curiosamente tra loro ci sono i più focosi avversari del premier - e rigorosi assertori della legalità come soluzione per tutti i mali. Dicono sciocchezze, ma al momento parecchio diffuse. Contro cui continueremo a batterci finché avremo voce, per i nostri diritti e i relativi finanziamenti pubblici. Sul secondo punto della nostra crisi il discorso sarebbe parecchio più lungo, editoriale e politico: dalle rivoluzioni in corso nel mondo dell’informazione alle involuzioni su cui si è avvitata la sinistra europea, quella italiana in particolare. Noi stiamo dentro l’uno e l’altro corno del problema, al tempo stesso vittime e protagonisti.Non possiamo venirne fuori da soli, ma non possiamo nemmeno considerarci senza colpa. Se il giornale «perde copie» e appare meno utile di un tempo è perché il nostro «media» funziona male e il nostro mestiere ha perso in vivacità e curiosità; perché siamo diventati politicamente pigri, rischiando il conformismo. Siamo parte (in causa) di una crisi generale, la cui risoluzione è tutta da costruire. Cosa che non avverrà dall’oggi al domani, chenon dipende solo da noi, ma che non possiamo attendere ci cada dal cielo. Di tutto questo dovremo continuare a parlare, «cercando ancora», come diceva Claudio Napoleoni. Se saremo ancora vivi. Perché questo non è affatto certo, i numeri ci porterebbero da tutt’altra parte. La «congiuntura» sopra descritta parla di collasso imminente. Per affrontarlo non basta nemmeno più lo stillicidio degli stipendi in perenne ritardo: non basta cioè continuare a lavorare in una condizione che da qualunque altra parte avrebbe portato al blocco totale delle attività (l’ultimo stipendio pagato quest’anno risale ad aprile e da lì si è andati avanti a piccoli acconti). Né è risolutivo lo stato di crisi che lo scorso 16 settembre abbiamo chiesto al ministero del lavoro, per cui - da quella data - 25 di noi sono in cassa integrazione (a rotazione) per due anni e quattordici soci della cooperativa andranno inprepensionamento nel corso dei prossimi mesi (portando il numero dei dipendenti sotto quota settanta, mentre solo cinque anni fa eravamo 120). Ma, si diceva, non basta nemmeno questo «sacrificio umano», perché la fine del finanziamento pubblico mette in discussione la stessa continuità aziendale. E’ in questo panorama che dovremo ripensare il nostro lavoro (il quotidiano che facciamo, il sito, i supplementi e gli speciali), il suo senso, la sua utilità, la nostra relazione con i lettori e con il «nostro mondo»: cioè il come esserci e fare politica nella particolare forma di un giornale. Coscienti che l’esito non è scontato. E, contemporaneamente, tenerci in vita facendo quadrare almeno un po’ i conti. Questo è lo stato dell'arte. La cosa più urgente, dopo il taglio dei finanziamenti pubblici, è sostituire l’editore pubblico che si defila - lo stato - con l'unico altro editore pubblico possibile - i lettori. Per questo «riapriamo» una sottoscrizione che non dovrebbe finire mai e anticipiamo la campagna abbonamenti 2011, chiedendo a tutti di partecipare e di promuoverla. Entro i prossimi tre mesi, per evitare che con la fine del 2010 arrivi anche la fine del manifesto.
lunedì 2 agosto 2010
Cluster Bombs
Bene, ieri è entrata in vigore la "Convenzione sulle munizioni cluster", un trattato per mettere al bando queste armi che è stato già firmato da 107 paesi e ratificato da 38, beh è una buona notizia... ma guarda un pò, l'Italia ha firmato, ma non ha ancora ratificato... e perché? che la decisione sia collegata al fatto che l'Italia è uno dei paesi che produce questi strumenti di morte? mah... voi che ne dite?
Inoltre il trattato prevede una serie di doveri per i paesi che lo ratificano, come quello di distruggere entro 8 anni le bombe conservate, o l'aiuto ai paesi che ne hanno bisogno per la bonifica dei terreni, inoltre non si potranno più produrre ne usare le bombe cluster...
Che tutto questo sia chiedere troppo per l'Italia?
Qui maggiori informazioni e la possibilità di firmare la petizione.
venerdì 23 luglio 2010
Gli sviluppi della questione
mercoledì 26 maggio 2010
Queste province...
mercoledì 5 maggio 2010
La congiura
domenica 11 aprile 2010
PARLIAMO DI COSE SERIE
Afganistan
11 Aprile - Gino Strada ospite a
"Che tempo che fa"
RaiTre ore 20,10
Tre operatori di Emergency prelevati all'ospedale di Lashkar-gah
Oggi pomeriggio uomini della polizia e dei servizi segreti afgani hanno fatto irruzione nel Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah, nella provincia meridionale di Helmand. Tre dei nostri operatori, Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani, cittadini italiani, sono stati prelevati attorno alle 16.30, ora afgana.
Non siamo finora riusciti ad avere un contatto telefonico con loro. Nell’unico contatto avuto con uno dei cellulari in uso ai nostri operatori ha risposto una persona che si è qualificata come ufficiale delle forze armate britanniche e che ha detto che gli italiani stavano bene ma che - al momento - non si poteva parlare con loro.
Altri cinque dei nostri operatori, tra cui quattro italiani e un indiano, sono al momento nell’abitazione dello staff internazionale e sono in costante contatto telefonico con il nostro staff a Milano.
Né le autorità afgane né rappresentanti della coalizione internazionale si sono messe in contatto con noi per spiegarci le ragioni di questo prelevamento.
Abbiamo appreso da un lancio di agenzia dell’Associated Press che alcune persone, tra cui cittadini afgani e “due medici italiani”, sarebbero state arrestate con l’accusa di avere complottato per uccidere il governatore della provincia di Helmand.
L’accusa ci sembra francamente ridicola e siamo assolutamente certi che la verità verrà presto accertata.
Fermo restante la libertà del governo afgano, delle forze di polizia afgane e dei servizi di sicurezza di svolgere tutte le indagini del caso, chiediamo l’assoluto rispetto dei diritti dei nostri operatori, locali e internazionali. Si tratta di persone che da anni lavorano, per assicurare cure alla popolazione afgana. Chiediamo pertanto di rispettare i loro diritti, per primo il diritto di comunicare con noi e farci sapere dove si trovano e come stanno.
Emergency è presente in Afganistan dal 1999 con tre centri chirurgici, un centro di maternità, una rete di 28 centri sanitari.
A Lashkar-gah, Emergency è presente dal 2004 con un centro chirurgico per vittime di guerra, che in questi anni ha curato oltre 66mila persone.
Il testo qui sopra è quanto riportato sul sito di EMERGENCY a proposito dei fatti appena accaduti, il tg 3 ha fatto un bel servizio che spiega bene cosa è Emergency, cosa fa ecc. ecc., il tg 1 di Minzolini ha dato la notizia come fosse una cosa normale facendo un servizio vergognoso e pochi minuti fa ho appreso queste parole di Gasparri.
Ogni giorno cadiamo un po' più in basso e la situazione è sempre più preoccupante. Non so che altro dire, solo che siamo vicini ad Emergency.
mercoledì 3 febbraio 2010
Al di là del muro-Medici senza frontiere
mercoledì 18 novembre 2009
Acqua pubblica-ALLARME
martedì 20 ottobre 2009
Acqua pubblica-cattive nuove
IMPEDIAMOLO !
Con un decreto del 10 settembre scorso il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Oltre 400.000 cittadini hanno sottoscritto una legge d’iniziativa popolare per l’acqua pubblica, che riconosce il diritto all’acqua ma la proposta giace da due anni nei cassetti delle commissioni parlamentari.
Entro il prossimo 10 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge.
Impediamolo!
Sostieni le azioni proposte dal Forum italiano dei Movimenti per l’acqua per chiedere al Parlamento ed al Governo il ritiro delle nuove norme che privatizzano l’acqua e perché venga approvata la legge d’iniziativa popolare depositata in Parlamento con oltre 400.000 firme. (Info su www.acquabenecomune.org)
Protesta contro questa decisione del Governo tramite interlocuzioni con i parlamentari ed invio di e-mail al Ministro dell’Ambiente ed ai vari Ministri.
Chiedi al tuo Consiglio Comunale di prendere posizione contro questo decreto che dichiara l’acqua potabile una merce ed avvia una campagna - anche attraverso una raccolta di firme - per impegnare il consiglio comunale ad inserire nello Statuto Comunale il riconoscimento che l’acqua è “un bene comune e un diritto umano universale” e che il servizio idrico è “un servizio privo di rilevanza economica” da gestire in forma pubblica e con la partecipazione delle comunità locali.
mercoledì 7 ottobre 2009
Finalmente un pò di giustizia
martedì 1 settembre 2009
Ma tanto mica sono razzisti...
mercoledì 5 agosto 2009
Mignottocrazia
venerdì 24 luglio 2009
ALEX ZANOTELLI SULLA CLANDESTINITA'
Di seguito l’appello alla disobbedienza civile di Alex Zanotelli in tema di reato di clandestinità.
Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un paese come l’Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all’estero!), ora infliggiamo agli immigrati, peggiorandolo, lo stesso trattamento, che noi italiani abbiamo subito un po’ ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull’onda lunga di un razzismo e di una xenofobia crescenti di cui la Lega è la migliore espressione. Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni XXIII° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (gli immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all’anagrafe. Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’emarginazione.
«Questo rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa - così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani - contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali». Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l’esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la Costituzione italiana parla di diritto d’asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana.
Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l’invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva, negli Stati Uniti, una legge analoga che definiva il clandestino come criminale. Nell’omelia del Mercoledì delle Ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles disse che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d’Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d’ingiustizia e d’impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: “Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto” (Esodo 22,20).

